In alto i calici per:
** Andrea «Kimi» Antonelli campione del Mondo in Formula 1 su Mercedes dopo il Gran Premio del Messico.
**Cecilia Zandalasini, campionessa della Nba femminile con le Valchirie di Golden State.
** Andrea «Kimi» Antonelli campione del Mondo in Formula 1 su Mercedes dopo il Gran Premio del Messico.
**Cecilia Zandalasini, campionessa della Nba femminile con le Valchirie di Golden State.
L’elenco dei degenti occuperebbe troppe righe, mi fido della vostra memoria. E sia chiaro: lista rigorosamente bipartisan. «Fuori i coglioni» recitava il mantra del popolo gobbo. C’è chi lo ha preso sin troppo alla lettera: Koopmeiners su Anguissa, Lucumi su Lucca (due volte). Per Marianucci, viceversa, tolleranza zero: secondo giallo al 75’. Si era sull’1-0: bye bye.
Spalletti, Allegri (squalificato, in tribuna). Due calvi in lotta per un un pettine. Il fatturato offensivo del Feticista è fermo alla paratona di Vicario sulla sgrullata di Lucca in avvio. Madama, se non altro, vanta un incrocio di Cabal e un tuffo di Meret su lecca di Alajbegovic.
La febbre di Hojlund e, dopo il primo tempo, i problemi di De Bruyne e Di Lorenzo hanno consegnato la trama ai tocchi di Douglas Luiz e, va detto, alle scelte dell’Abatone: Cabal dall’inizio, al posto di Cambiaso; Koop «cacciatore» avanzato; al 59’, l’ingresso di Zhegrova e l’uscita di Kolo Muani, il classico milite «ignoto». Woltemade fa almeno massa; l’ex Tottenham, manco quella. Più la staffetta tra Alajbegovic e Boga: che mira, il destino.
‘O Napule veniva da 11 gol in tre gare. Sembrava aver svoltato. Senza KDB, la squadra non è più riuscita ad alternare il palleggio e il corto-lungo dell’incipit. La Vecchia era reduce dalla indisponente resa di Marassi. E’ andata in ritiro. Ha reagito. Ha attaccato di più. Ed esposto due quadri da capi al lavoro.
Scritto che anche Gonçalo Ramos non brilla da «nove» (da sherpa, se mai), è Amorim, al battesimo, che sorprende i campioni, con quell’avvio lì, tutti avanti al guinzaglio di Modric. Da ingiocabili a giocabili, il passo può essere breve: a maggior ragione se il mister s’inventa genio (ah, le idee: calma); se Diouff e Sucic, Barella e Calha sprigionano un pressing flebile; se i rivali si aggiudicano i duelli-chiave (da Carlos Augusto-Moreira a De Winter-Thuram).
Ma dal momento che il calcio è metà arte e metà riffa, ecco che, a ruota dell’incornata di Bastoni, il miracolo di Maignan su Spence (al 34’) sfratta letteralmente il pari dal tabellino. Ogni tanto, il Milan esce dal bunker e, su punizione, Moreira sventola una parabola che «spoglia» Martinez.
Se il primo tempo è da Premier, il secondo rientra nell’alveo italianista. Milan bloccato indietro, Inter a palleggiare nella giungla. Amorim è un lusitano che alla poesia malinconica del fado preferisce l’allegri-a di una gestione in bilico tra vecchio e nuovo San Siro.
Le partenze false di Chivu, al terzo derby perso su tre, suggeriscono riflessioni. Il delirio di onnipotenza può dare alle gambe, oltre che alla testa. Veniva, il Milan, dal 2-4 con il Bologna, sfida che aveva trasformato Mbangula in una sorta di Garrincha. Aveva il pronostico addosso. La fame, l’energia e la concentrazione espresse hanno intralciato
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